Come mi sono fatto la mia vicina

Una mattina che ero solo in casa, pensai di chiamare un amico per organizzare, un fine settimana fuori, a pesca.
Sollevando la cornetta, sentii una voce di donna.
Cerco di raccontare quello che sentii quel giorno e cosa avvenne dopo.
Luisa, come ti va?
Come vuoi che vada? quello stronzo di mio marito, si gira dall’altra parte e dorme.
E tu fatti un ditalino, magari una scopata con una grossa zucchina.
Non mi va, a volte mi viene voglia di mettergli le corna.
Tu non me la racconti tutta, hai qualcuno in mente? dimmi la verità.
Mi conosci bene tu, lo conosci sai, la coppia che abita al piano di sopra, lei è una grassona, come fa a scoparsela non lo so.
Cazzo parlava di me.
La comunicazione s’interruppe, cosa era successo? questa intercettazione; misteri della tecnologia.
Da quel momento, iniziai a pensare a Loredana diversamente, mi piaceva tantissimo, ma per il mio lavoro, ero sempre in giro.
Il tempo passava, non trovavo l’occasione giusta per provarci. Quando la sorte vuole venirti incontro: una sera, mi venne l’idea di fare una passeggiata, invitai mia moglie ma lei rifiutò, decisi di uscire lo stesso; arrivato al piano di sotto vidi la signora a meta scala, per mia fortuna la lampadina era spenta.
Ciao bella signora.
– Hai sempre voglia di scherzare, tu.
– Io non scherzo è la verità. Osai, tesi la mano è le accarezzai il viso, lei sorrise, veloce come un falco, la spinsi contro il muro e la baciai, lei apri la bocca per accogliere e giocare con la mia lingua, misi la mano lungo la coscia, sollevai il vestito ma mi respinse e si liberò.
– Siamo due incoscienti, se qualcuno apre una porta, devo andare ciao.
-Un momento voglio incontrarti, come possiamo fare?
– Ti faro sapere quando possiamo. Passarono alcuni giorni, poi un pomeriggio rientrando dalla mia solita passeggiata, lei era alla finestra e mi fece un lieve sorriso, salendo le scale origliavo per capire se si apriva qualche porta, arrivato al suo piano, la porta era socchiusa, mi avvicinai.
Carlo, se vuoi incontrarmi questa sera mio marito non c’è, se puoi liberarti ti lascio la porta aperta. Non dissi nulla, feci solo un segno d’intesa.
Mi capitava spesso che la sera uscivo, mi incontravo con i miei amici al bar, mia moglie non faceva domande.
Dopo cena, salutai ed usci, la porta di lei era socchiusa, entrai chiudendomi la porta alle spalle, lei mi sentì e mi venne incontro sorridendo.
Prese la mia mano, mi portandomi nel salone, mi guardava e sorridendo iniziò a spogliarsi, restò nuda era bellissima, una gran fica.
Iniziai a spogliarmi, lei mi aiutò; rimasto nudo, mi avvicinai al letto dove si era seduta, il mio cazzo puntava in avanti, quasi a toccarle la bocca, lei lo prese, lo baciò sulla cappella, passò la lingua a pennello. Misi le mani sulla sua testa, tirandola verso di me, lei capì, apri la bocca, prese il glande tra le labbra, usava la lingua con una rapidità da sembrare elettrica, durò un poco, glie lo tolsi di bocca, la feci stendere restando con le gambe fuori dal letto, m’inginocchiai, non feci fatica ad aprirle le cosce, aveva la figa piena di peli neri è ricciuti, passai la lingua tra le grandi labbra, era già umida, il clitoride, era piccolo come un pisello, lo presi tra le labbra, lei in quell’istante mi presso su, ( mi arrapa moltissimo, quando lecco la fica, la donne, stringe le cosce e mi pressa sulla fica) continuai, per un bel po’ , le misi un dito in fica e uno in culo, iniziando a chiavarla con le dite, era un fiume in piena.
– Carlo basta chiavami, vienimi sopra, dammi questo bel cazzo.
– Portandoci al centro del letto mi distesi su di lei, fu lei a guidare il cazzo, dando un colpo di reni, entrai in lei. Si aggrappo a me, mise i piedi sui miei reni.
-Ti prego resta fermo per un poco, mi piace sentire il cazzo fermo in figa; restai fermo, (se vuoi, che una donna resti soddisfatta, devi assecondarla) lei si chiavava dal di sotto con calma, dopo pochi minuti, lei mi invocò:
– Carlo chiavami adesso forte, fammelo sentire tutto il cazzo, sino in fondo.
– Iniziai a chiavarla piano, aumentavo il ritmo, molto lentamente, ero quasi a limite, sarei arrivato in poco tempo, quando lei mi bloccò.
– Carlo fai attenzione non prendo niente, esci in tempo.
– Cazzo ci voleva anche questa. Mi sfilai da lei, le chiesi di girarsi così da darmi il culo, mi piace un sacco questo tuo culo a mandolino le dissi.
– Carlo ti accontento, ma mi raccomando fai piano non l’ho mai preso in culo e tu ce l’hai così grosso. Non risposi, la feci girare a pancia sotto, gli misi un cuscino sotto al ventre. (Mi aveva sempre affascinato il suo culo) mi lubrificai il cazzo con un bel po’ di saliva, insalivai anche il suo buco poi poggiandolo diedi una leggera spinta, la cappella si aprì la strada, mi fermai per un attimo, lei diede un piccolo grido di dolore ma non si mosse, diedi un’altra spinta ed entrai del tutto.
– Carlo mi hai massacrata, ma perché ho detto di si, mi sento il tuo palo in gola, muoviti piano, sborrami nel culo, fai presto mi sento morire.
– Non le diedi ascolto, continuai si piano, mettendo la mano di sotto trovai la sua fica, cercai il clitoride ed iniziai a masturbarla, non ci mise molto a non pensare più al dolore, iniziò a chiamarmi amore.
– Carlo sei un diavolo, mi piace adesso, pompami il culo, non fermarti, o mio Dio come godo, vai così, che bellooooo. Strinse il culo non ce la feci più e sborrai, ne fu tantissima, con calma mi sfilai da quel bellissimo culo, stemmo un pochino abbracciati poi ci rivestimmo.
– Carlo è stato bellissimo, mi dici come mai mi hai voluto?
– Le raccontai della telefonata.
– Cosi sapevi che ti desideravo.
– Si, chi è la tua amica, la conosco?
– Si è Francesca, mi hai visto con lei molte volte.
– Cazzo è bona. Te la vuoi scopare?
– Magari ci sta?
– Certo che ci sta organizzo io.

– Questa è un’altra storia.

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