Irene Con la sorella è Il papa

Irene è una ragazza greca di diciannove, anni che si trova in Italia, a Roma, per laurearsi in medicina. È iscritta al primo anno all’Università degli Studi “La Sapienza”, ed essendo, questa università, la prima in Europa è facile capire perché si sia trasferita a Roma.
Irene è alta 1,65, magra, capelli neri corvino, lisci, corti, occhi marroni, una seconda di seno, una passera con un triangolo di peli perfetto, un bel culetto a mandolino, sodo e perfetto e due gambe perfette.
Irene ha anche una sorella di due anni più piccola di nome Moscula. Lei è alta come la sorella, magra, capelli neri corvino, mossi, lunghi (poco al di sotto delle spalle), occhi marroni, una terza abbondante di seno, una fica molto pelosa, un bel culo a mandolino e due belle gambe. Moscula aveva le tette già formate dai primi anni. Anche questa ragazza ha intenzione di seguire la sorella e laurearsi in medicina appena si diploma.
Ovviamente tutto questo è possibile perché il padre è un Generale di Divisione dell’esercito greco e quindi ha un certo stipendio.
La vita sessuale di Irene è soddisfacente. Il primo cazzo lo ha visto a diciassette, anni dal suo ragazzo di allora…in realtà il primo pisello era quello del padre e l’aveva visto nei suoi primi anni, quando inizio a capire che il cazzo non serviva solo per fare pipi.
– Mentre faceva una doccia, ma era quello del padre. Proprio a diciassette, anni incominciò a fare i primi pompini: le piaceva da matti cucciare il cazzo e poi bere lo sperma (già con il primo pompino aveva effettuato l’ingoio). Questa pratica non la faceva con chiunque (non era una puttana), ma solo con il ragazzo di turno. Nonostante la voglia di cazzo si facesse sempre più pressante, Irene, non diede via la fica se non a diciotto anni: voleva che fosse qualcosa di speciale…ed in effetti lo fu ad opera della sorella.
Quando Moscula aveva diciotto anni, ad una festa di compleanno, provò la sua prima scopata con una coetaneo e le piacque molto. Della sua prima scopata, Moscula, ne parlò solo con le sue amiche (neanche a Irene disse nulla). Ovviamente le sue amiche erano tutte verginelle e rimasero impressionate positivamente da quello che Moscula aveva fatto ed incominciarono ad ammirarla (molte si masturbarono ferocemente nelle loro intimità ripensando al racconto di Moscula). Allora la sua migliore amica (quella che si masturbava più delle altre) quando fece la sua festa di compleanno, invitò molti ragazzi in modo tale che Moscula potesse sollazzarsi con i loro cazzi. E così fu: stette, per tutto il tempo, a trombare con i vari ragazzi invitati. In pratica si chiudeva al bagno con un ragazzo e li si dava da fare come una grande zoccola. Si faceva fare di tutto tranne la sodomizzazione ed il pissing. Finito con uno faceva entrare il successivo e così via…ogni tanto faceva una piccola pausa. Verso la fine della festa Irene venne a prendere Moscula per portarla a casa. Quella sera Irene doveva partecipare ad un festa di compleanno di una sua amica, quindi avrebbe preso la sorella, l’avrebbe portata a casa e poi sarebbe andata direttamente alla festa. Visto il programma, Irene, già si era messa in tiro per l’occasione: un vestito marrone intero, aderente (così risaltava la sua figura snella ed il suo bel sedere), lungo fino sopra al ginocchio. Le calze erano delle autoreggenti nere velate. Per Irene, le calze autoreggenti, erano più comode dei collant e poi le faceva piacere far intravedere la decorazione dell’estremità delle calze quando si sedeva. Infine indossava un paio di scarpe nere, chiuse, con tacco 10. Ovviamente, Irene, alla festa dell’amica della sorella non passò inosservata, ma oltre alla piccola età dei ragazzi aveva altro per la testa: voleva prendere la sorella e andare subito via. Non trovando Moscula da nessuna parte, Irene, chiede alla festeggiata dove fosse la sorella. La ragazzina le risponde che sicuramente era al bagno e strizzò l’occhio ad Irene pensando che fosse al corrente della porcaggine della sorella. Irene, che non sapeva nulla della porcaggine della sorellina, non diede peso e non si domandò cosa significasse la strizzata d’occhi della ragazzina. Quindi andò davanti alla porta del bagno aspettò, senza bussare, che Moscula uscisse. Aspettando sentì dei gemiti soffocati e, pensando che la sorella non si sentisse bene, aprì di colpo la porta e rimase ammutolita: Moscula era completamente nuda e si stava facendo impalare a smorza candela da un cazzo dalle dimensioni negroidi. Aperta la porta, Moscula, non si accorse di nulla perché aveva gli occhi chiusi e raggiunse l’orgasmo dopo due secondi. Irene riavutasi dalla sorpresa disse alla sorella: “Moscula, ma che stai facendo? Non ti vergogni alla tua età a fare queste cose? Hai solo diciotto anni.”. Moscula riavutasi dall’orgasmo rimane con il cazzo piantato nella fica (il ragazzo ancora non era venuto) e risponde alla sorella: “Ma tu che vuoi? Non dovevi venire alle venti? E poi che ti prende? Tu hai incominciato a fare i pompini a diciassette, anni. Io invece ho conosciuto il cazzo un anno prima e, visto che mi piace da matti, l’ho voluto provare in fica. Se tu sei ancora vergine non è detto che lo debba essere pure io. E poi…non sai cosa ti perdi.”. Irene, ormai eccitata dalla visione della sorella impalata, coglie la palla al balzo, chiude (stavolta a chiave) la porta del bagno e risponde alla sorella: “Va bene, fammi provare.”. Detto questo si tira su il vestito, si sfila le mutandine e comanda alla sorella: “Togliti e fammi provare.”. La sorella rimane sorpresa dall’intraprendenza di Irene, ma ubbidisce. Si alza da quel cazzone e, mentre si riveste, dice al ragazzo: “Tranquillo…ora proverai la fica di una verginella diciassettenne.”. Moscula finì appena di dire questo che Irene si era impalata con un solo colpo. In effetti Irene voleva andare piano piano essendo vergine, ma scivolò e quindi si impalò completamente con un solo colpo. Ad Irene venne da urlare per la rottura dell’imene, ma si trattenne: non voleva far sapere agli altri cosa stava accadendo. Comunque, quasi subito dopo, il dolore si trasformò in piacere a sentire quel cazzone così grosso dentro di sé e che le andava avanti e indietro. A questo punto Irene incomincia a dare il ritmo della scopata e viene quasi subito. Il ragazzo eccitato dalla precedente scopata con Moscula ed eccitato dalla scopata con una sedicenne e per di più vergine, non si trattiene e viene copioso nella fica di Irene. L’orgasmo che, quest’ultima, ebbe fu travolgente e non si accorse dello sperma copioso dentro la sua fica se non quando si tolse il cazzo dalla fica. Irene nel vedere il cazzo sporco di sangue e sperma capì la venuta interna e si spaventò: mica voleva rimanere in cinta a diciassette, anni. Moscula, che aveva assistito a tutta la scena come se fosse al cinema, vedendo l’espressione preoccupata della sorella capì e le disse: “Tranquilla sorellona. Ho qui un rimedio efficace.”. Moscula tira fuori una confezione di pillole e continua: “Di queste ne prendiamo una a testa domani e siamo a posto. Si chiama pillola del giorno dopo.”. Irene intanto si era messa sul bidet per lavarsi la passera e chiede alla sorella: “Ma dove le hai prese? Non sei troppo piccola per quelle?”. Moscula le risponde: “Credi che quello sia il mio primo cazzo? Sono sette mesi che le uso. il primo cazzo che ho preso in fica, e che quindi mi ha sverginata, è stato con un soldato. Questo era addetto ai medicinali nella caserma di papà ed è stato lui a darmele la prima volta. Ha detto che c’è il rischio che diventi sterile e io gli ho risposto “Magari: cosi posso scopare con chiunque senza nessun problema.”. Quando mi servono mi rifornisco sempre da lui. Ogni volta che ci vediamo ci facciamo sempre una gran bella scopata. È molto bravo a letto. Ti va di provarlo pure a te?”. Irene sgomenta da quello che Moscula le ha detto le risponde: “Ma che stai dicendo? Ma che ti credi che dopo aver trombato la prima volta diventiamo tutte zoccole come te? E poi che cosa stai dicendo a proposito della sterilità? Ma che sei impazzita? Non vuoi un domani avere dei figli?”. Moscula le risponde: “Bè sì possono sempre adottare e comunque non mi interessa ora: ho sempre tanta voglia di cazzo.”. Dicendo questo Moscula si inginocchia incominciando a cucciare il cazzo del ragazzo. Infatti, questo si era pulito il cazzo al lavandino e si stava rivestendo, ma sentendo quei discorsi aveva incominciato a segarsi tranquillamente davanti a quelle due splendide fiche. Ora Irene aveva finito di lavarsi la passera, si rimette gli slip sistematasi la gonna e veramente spazientita, trascina letteralmente via la sorella dicendole: “Eh no! Io devo andare via e di cazzo oggi ne hai preso abbastanza…anche se non hai finito la scopata. Vorrà dire che oggi godrai facendoti un ditalino…a casa.”. Allora Moscula dice alla sorella: “Veramente questa era la settima scopata che mi stavo facendo oggi…mi sono veramente data alla pazza gioia.”. Irene si blocca un attimo a quella notizia. Poi si riprende e dice alla sorella: “Ma sei proprio una zoccola!”. Detto questo Irene e Moscula escono dal bagno e salutato frettolosamente la festeggiata e vanno via. Durante il tragitto a casa (quindici minuti a piedi) Irene e Moscula non parlano. Poi, una volta accompagnata a casa Moscula, Irene va alla festa di compleanno della sua amica. Durante tutta la festa, Irene, ripensa a quello che è successo: alla scoperta di quanto fosse troia la sorella ed anche alla sua prima scopata. Riguardo a quest’ultima cosa, Irene, pensa: “Io volevo che la prima volta fosse speciale, ma non in questo modo…comunque ormai è andata e poi…è stata comunque una bella scopata.”. Da quel giorno in poi, Irene e Moscula, si avvicinarono molto di più ed incominciarono a confidarsi tutte le loro porcate. La porca, in effetti, era solo Moscula, perché anche se Irene si concedeva qualche scopata per solo sesso, il più delle volte scopava per amore con il ragazzo di turno. Moscula invece continua a trombare a tutto spiano solo e soltanto per sesso, ed anche se questo a Irene non andava bene, accettò la cosa: d’altra parte era sempre la sua sorellina….la sua porno sorellina.
Compiuti diciotto anni, dopo due mesi, Irene prese il diploma di maturità (Irene andava un anno avanti) e, a Settembre, si trasferì a Roma per frequentare l’università.
Quando Irene si trasferì a Roma, andò ad abitare da sola in un piccolo villino in affitto con ingresso indipendente. Irene pensava che, abitando da sola e avendo l’ingresso indipendente, avrebbe incrementato un po’ la sua vita sessuale. Invece non fu così: tra gli impegni universitari e quelli domestici non le rimaneva molto tempo libero. Inoltre in Grecia, ad Atene, era comunque la figlia di un generale, mentre qui in Italia era “una delle tante”. Inoltre avendo una sorella zoccola il cazzo non mancava mai, quindi, quando Irene aveva voglia di farsi una scopata o andava in caserma dal padre oppure bastava chiedere aiuto alla sorella. Qui in Italia, invece, nessuno sapeva di chi fosse figlia, nessuno sapeva che avesse una sorella e nessuno sapeva quanto fosse zoccola la sorella. Ovviamente, visto che Irene era comunque una bella ragazza, qualche cazzo ogni tanto le capitava. Ma tra una scopata e l’altra potevano anche passare mesi. Inoltre, Irene aveva notato che in Italia andava abbastanza di moda la sodomizzazione. La sorellina, Moscula, si era fatta sfondare il culo a diciotto anni e le aveva raccontato per filo e per segno come funzionava la cosa e le sensazioni che dava, ma Irene non lo aveva mai fatto. Una volta, a Roma, si era messa una bottiglia in culo per provare, ma dopo soli cinque centimetri nel culo la tolse per il dolore. Anche per questo era abbastanza digiuna di cazzi: molti ragazzi avrebbero voluto rompergli quel bel culo che aveva. Così Irene si trastullava con la sua mano destra oppure, se aveva tanta voglia, con un vibratore che aveva comprato per posta (all’epoca, soprattutto in Italia, internet era agli inizi).
Questo stato di cose durò fino a metà Giugno quando Irene compì diciannove anni. Il giorno del suo compleanno Irene ricevette una telefonata dal padre per gli auguri di compleanno. Il padre disse a Irene che, dopo tre giorni, sarebbe venuto in Italia per una settimana per una missione diplomatica, ma comunque avrebbe avuto un po di tempo per stare con lei. Irene fu molto felice della notizia anche perché era da Settembre che non vedeva nessuno della famiglia. Poi, visto che Irene è molto legata al padre, lei gli propose di poterlo ospitare: l’affitto lo pagava il padre e quindi era casa sua. È vero che visto che si trattava di una missione diplomatica ufficiale il padre era spesato di tutto, però un ambiente familiare era molto meglio di un qualsiasi albergo. Inoltre al padre non gli sarebbe dispiaciuto affatto mangiare greco. Infatti, Irene sapeva cucinare da quando aveva sedici anni ed era molto brava in cucina. Così il padre accettò la proposta della figlia.
Il giorno dell’arrivo del padre Irene era impegnata, all’Università con un esame molto importante che superò senza problemi: trenta con lode. Irene era comunque brava, ma sospettò che il voto le era stato alzato un po’, per la scollatura che aveva. Infatti, quel giorno faceva caldo e, Irene, si era messa una camicetta a maniche corte, una gonna fino al ginocchio e scarpe scoperte con un po’ di tacco. Sotto la camicetta si era messa un reggiseno a balconcino che esaltava il suo piccolo, ma sodo seno. La mattina faceva molto caldo e Irene aveva slacciato di molto la camicetta e si era dimenticata di riabbottonarla prima dell’esame. Si era accorta del fatto a esame finito. Comunque non si preoccupò del fatto: varie amiche sue mostravano addirittura il seno o tutti e due i seni completamente nudi (sempre sotto un indumento) per passare gli esami o per farsi alzare il voto. A Irene non piaceva un comportamento del genere: è vero che aveva una fica, ma aveva anche una testa e voleva essere valutata per quello. Comunque, Irene, mentre stava vicino a casa riceve una telefonata sul cellulare dal padre. Irene risponde e dice: “Ciao papi, dove sei?”. Il padre, ovviamente sapeva che la figlia aveva avuto un esame e quindi le risponde: “Sto arrivando a casa, ma com’è andato l’esame?”. Irene tutta orgogliosa gli risponde: “Benissimo: trenta con la lode.”. Il padre contento le dice: “Bravissima tesoro mio. Allora stasera andiamo a cena fuori così festeggiamo il tuo compleanno e la promozione. Che ne pensi?”. Irene contenta della proposta risponde: “Benissimo papi. Però ora ti lascio perché sono arrivata a casa e voglio prepararti qualcosa da mangiare per pranzo.”. Irene e il padre si salutano. Visto che il padre sarebbe arrivato dopo pochi minuti, Irene, decide di non cambiarsi d’abito. Mentre prepara da mangiare Irene ricomincia a sentire caldo ed allora si toglie del tutto la camicetta. Aveva appena finito di cucinare e apparecchiare quando suonano al cancello. Irene si rimette la camicetta, apre il cancelletto da dentro casa e aspetta il padre sulla veranda. Vedendo il padre gli butta subito le braccia al collo e lo bacia. Nello stringere il padre a se, Irene, si accorge del bozzo del padre in mezzo alle gambe. Sta quasi per ritrarsi un po imbarazzata quando pensa: “Vabbè mio padre è eccitato…avrà visto qualche bella fica venendo qui. Io sono comunque la figlia e non voglio che si senta in imbarazzo…farò finta di nulla.”. Così Irene si stringe ancora di più al padre. Finito l’abbraccio il padre e Irene si salutano a voce e subito pranzano. Finito di pranzare Irene si alza per sparecchiare. Si china davanti al padre e questo, sorridendo le chiede: “Ma quello che vedo è tutta roba tua oppure è il reggiseno un po’ particolare?”. Irene si accorge, solo ora, che la camicetta era di nuovo generosamente sbottonata. Un po imbarazzata si chiude la camicetta e dice al padre: “Papi sono tua figlia. Anche se non mi hai più vista nuda da quando avevo dieci anni dovresti sapere che non ho chissà che seno. Quindi quello che hai visto è il mio seno ingrossato del reggiseno.”. Il padre, sempre sorridendo, le dice: “Bè te l’ho chiesto perché mi ci è andato l’occhio…comunque stasera ricordati di abbottonare la camicetta come ora.”. Irene gli risponde: “Per stasera non preoccuparti: mi cambio di abito anche perché la sera fa un po’ fresco.”. Allora il padre le dice: “Allora facciamo così: vestiti elegante da sera, così ti porto in un ristorante dove dico io e così ti posso festeggiare come si deve. Che ne dici?”. Irene accetta, sorride e pensa: “In greco è normale dire “sarai festeggiata”, ma qui in Italia l’espressione è per lo meno ambigua.”. Poi il padre saluta Irene perché deve andare ad un incontro di lavoro e le dice che sarebbe tornato per le venti, circa.
Irene passa il pomeriggio per trovare un bell’abito scuro da sera. Verso le diciannove, va in bagno per farsi una doccia. Visto che era sola a casa non chiude la porta. Irene inizia a lavarsi ed arriva a pulirsi la sua bella passera pelosa. Mentre si pulisce la fica le torna in mente la durezza del cazzo paterno ed incomincia ad eccitarsi (erano tre mesi che non scopava). Si sta tranquillamente masturbando quando le squilla il cellulare. Un po’ controvoglia risponde: “Pronto?”. All’altro capo: “Ciao Irene. Sono Rita…ti disturbo?”. Irene le risponde: “No tranquilla…mi stavo solo facendo la doccia.”. Allora Rita con tono allusivo le chiede: “Ma sei da sola o in compagnia?”. Irene sorpresa dalla domanda dell’amica le risponde: “Ma che domanda: è logico che sono sola. Con chi dovrei essere?”. Rita le risponde: “Pensavo con quel bell’uomo che ho visto oggi a pranzo suonare a casa tua. Anche se piuttosto maturo devo dire, però, che hai scelto proprio bene. Ma come lo hai conosciuto?”. Irene si mette a ridere e le risponde: “Si è vero è veramente un bell’uomo, però è già impegnato…con mia madre: è mio padre…chi pensavi che fosse?”. Rita sorpresa balbetta: “Scusami, non lo sapevo. Oggi tornando dall’università ho visto che entrava a casa tua e ho pensato che…si insomma…che ti eri data da fare. Scusami ancora.”. Irene rassicura l’amica e le dice: “Tranquilla, non ti preoccupare. Comunque come mai mi hai chiamato?”. Rita mestamente le risponde: “Bè proprio per questo. Comunque, magari avessi un padre così…qualche pensierino ce lo avrei fatto.”. Irene un po’ alterata le risponde: “A Rì, ma che stai dicendo? Ma hai bevuto? A parte che ti sarebbe padre e sarebbe quindi un incesto e poi è felicemente sposato con mia madre.”. Rita noncurante del tono di Irene continua: “Bè io una scopata con lui me la farei lo stesso. Ma tu non ti sei neanche masturbata un po’ pensando a lui…”. Irene attacca nervosamente il cellulare in faccia all’amica e dice a voce alta: “Ma che stronza che sei. Che sei zoccola va bene, ma addirittura a pensare di scopare con mio padre…”. Ci pensa e poi tra se e se dice: “Forse il cazzo duro gli è venuto vedendo Rita: oggi si era vestita come una puttana di alto bordo.”. Infine aggiunge: “Però in parte ha ragione: se non fosse mio padre una scopata me la farei volentieri. Deve avere un cazzo veramente enorme…almeno da quello che ho sentito oggi e da quello che mi ricordo…anche se quella volta era a riposo.”. Mentre pensava questo sente aprirsi la porta di casa ed il padre che le diceva: “Tesoro. Sono tornato, dove sei?”. allora Irene si affretta a dire: “Sono in bagno, ma non venire perché mi sto facendo la doccia e la porta è aperta.”. Allora il padre le risponde: “D’accordo. Io vado in camera a cambiarmi per stasera.”. Irene gli risponde: “Ok, papi. Cerco di sbrigarmi.”.
Irene finisce di lavarsi, esce dal bagno con indosso un asciugamano e dice: “Papi, se devi andare in bagno io ho finito.”. Il padre esce dalla “stanza degli ospiti” e dice alla figlia: “Grazie. In effetti devo pro…”. Il😆 padre si blocca vedendo Irene con solo un asciugamano indosso: aveva un’aria molto sexy. Vedendo la figlia vestita in quel modo, il padre, ha subito un’erezione che non passa inosservata ad Irene. Il padre si riprende dalla sorpresa e dice alla figlia: “Irene sei veramente bella con…solo l’asciugamano indosso…vabbè scusami, ma devo proprio andare al bagno ora.”. Irene intanto gli sorride e gli dice: “Grazie papi.”. Poi pensa: “Ma non è che mio padre oggi era eccitato per me? Mi ha visto completamente nuda e solo con l’asciugamano e gli è diventato subito duro.”. Irene entra in camera. Chiude la porta. Si siede sul letto e pensa: “Ho una gran voglia di scopare e vedere l’erezione di mio padre non mi aiuta di certo.”. Allora Irene si sdraia sul letto e si masturba velocemente. Mentre si masturba immagina che il padre entra in camera sua completamente nudo, con il cazzo in tiro e se la scopa senza problemi. Per merito del tanto tempo di astinenza di cazzo e per merito della sua immaginazione, Irene, viene velocemente e copiosamente. Irene avrebbe voluto urlare di goduria, ma non voleva farsi sentire dal padre, e quindi si morde le labbra. Passato l’orgasmo Irene si mette tutte e due le calze autoreggenti. Appena finito di mettersi le calze il padre bussa alla porta e chiede: “Irene, ma sei pronta? Sono due ore che sei lì dentro.”. Irene distrattamente risponde: “Si papi, ok.”. Allora il padre apre la porta e nel vedere la figlia completamente nuda e con solo le autoreggenti rimane a bocca aperta per lo stupore: la figlia in quel modo è veramente sexy. Irene si volta sorpresa nel sentire la porta aprirsi e, senza coprirsi, chiede al padre: ‘Papi, ma che vuoi? Mi devo ancora finire di vestire.”. Il padre le risponde: “Ma veramente…tu hai detto “va bene” ed io ho pensato che avessi fatto.”. Irene vedendo che il padre non le staccava gli occhi di dosso gli sorride, si mette le mani sui fianchi e gli chiede: “Allora? Cosa c’è? Non mi hai mai vista nuda?”. Il padre le risponde: “Si, ma l’ultima volta avevi 10 anni.”. Irene gli risponde: “Ed ora ne ho nove in più. E poi non hai mai visto una diciannovenne nuda?”. Il padre sempre fissandola le dice: “Si, ma mia figlia no. E poi…sei bellissima”. Dicendo questo, il padre, si sistema il pacco che nel frattempo si era ingrossato non poco. A Irene non sfugge il movimento e chiede, con tono indagatorio, al padre: “Papi, non mi dire che ti sei eccitato vedendomi nuda? Ti ricordo che sono tua figlia.”. Allora il padre le risponde: “Si è vero, ma sei comunque una femmina… veramente un gran bel pezzo di femmina…molti più di tua sorella.”. Irene chiede al padre: “Ma che c’entra Moscula? Non avrai visto nuda anche lei?”. Il padre un po’ sorpreso le chiede: “Ma come? Non ti ha detto nulla? Mi ha detto che te ne aveva parlato e che tu ti eri dimostrata anche un po’ invidiosa.”. Irene non capisce e chiede: ‘Papi, ma che stai dicendo? Io sono quattro mesi che non sento nessuno di voi… neanche Moscula.”. Allora il padre, sempre più eccitato dalla visione della figlia nuda (Irene continuava a rimanere nuda davanti al padre) si tira fuori il cazzo e incominciandosi a segare, dice tutto d’un fiato a Irene: “Io e tua sorella sono tre mesi che scopiamo regolarmente.”. Irene rimane a bocca aperta per tre motivi: 1) vede il cazzo del padre a pochi centimetri da lei; 2) vede il padre che si sega ed io cazzo diventargli sempre più grosso: 3) apprendere di un incesto che si era consumato a casa sua.
Oltre a rimanere a bocca aperta, Irene, si era talmente bagnata in mezzo alle gambe che un goccia di umori le cola nell’interno della coscia. Il padre se ne accorge ed allora si avvicina ad Irene e le sussurra: “Irene, visto che ti piace approfittane: mica è proprietà privata di tua e sorella.”. Irene, con lo sguardo fisso sul cazzo del padre e con un filo di voce risponde: “Ma sei mio padre…e poi c’è la mamma: tu sei il suo uomo.”. Il padre le risponde: “Anche se io sono tuo padre e tu sei mia figlia, il mio cazzo vuole una fica e tu ne hai una veramente bella. Poi con tua madre è da quando sei partita che non abbiamo più nessun rapporto intimo. Allora che ne dici? Vuoi essere una brava figlia come tua sorella?”. Irene sommessamente risponde di si. Allora si mette in ginocchio davanti al padre, prende in mano il suo cazzo (era durissimo) ed incomincia a leccarlo. Irene lecca il cazzo del padre dolcemente con la lingua “a paletta” per tutta la sua lunghezza andando su è giù. Dopo averlo leccato tutte se lo mette in bocca: è talmente grosso e lungo che Irene riesce a prenderne solo quasi metà. Il padre incomincia a gemere di goduria. Mette una mano sulla nuca della figlia e le fa il ritmo della pompa. Irene si lascia guidare tranquillamente guardandosi quel bel cazzone e sdidalinandosi. A quel punto il padre le sfila il cazzo dalla bocca e la fa alzare in piedi. Le guarda i suoi piccoli seni con i capezzoli eretti come due chiodi ed inizia a leccarli, a succhiarli e a mordicchiarli dolcemente. Irene gode a quel nuovo trattamento: nessuno le aveva mai fatto una cosa del genere. Intanto, Irene, teneva in mano il cazzo del padre e con l’altra mano continuava a rovistare ferocemente dentro la sua fregna. Poi il padre la fa sdraiare sul letto, la gira su un fianco. Si sistema dietro alla figlia e incomincia a trombarla con violenza. Irene sentendosi quel tarello di carne così grosso dentro la fica incomincia a godere come una cagna in calore e raggiunge l’orgasmo quasi subito. Il padre si accorge di questa e sta per dire qualcosa, ma Irene lo precede e gli dice: “Tranquillo…ho ancora tanta voglia di cazzo.”. E padre e figlia riprendono a trombare. Ovviamente quella sera rimasero a casa.
Da quella sera quando Irene tornava a casa “mandava in ferie” la sorella: voleva sollazzarsi solo lei con il cazzo paterno. Ovviamente Irene aveva detto alla sorella del scoperta del cazzo del padre e Moscula, da brava sorella minore, non obbiettava nulla quando Irene era a casa: per tutto il resto del tempo il cazzo paterno era tutto per lei.
Tutto questo durò fino a quando, anche per Moscula, venne ora di andare a Roma a raggiungere la sorella.
Ovviamente, quando Moscula raggiunse la sorella a Roma, dopo neanche un mese la loro casa incominciò ad essere sempre frequentata da vari ragazzi.
I ragazzi erano almeno due: le due sorelle trombavano senza problemi una davanti all’altra e, magari, si scambiavano pure i ragazzi…tanto rimaneva tutto in famiglia.
La loro laurea? Sia Irene che Moscula avevano visto che anche se avevano una bella testa avrebbero guadagnato di più con le loro belle fiche.

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