Ricordi di un’estate

Dopo una riunione di famiglia presa la decisione di tenere aperto il negozio in agosto, restiamo io e mia madre mentre gli altri componenti della famiglia se ne vanno chi in montagna e chi al mare. Cinquantenne lei ben portati, alta, castano chiaro con due bellissime gambe, terza di seno ancora sodo, visto che spesso non usava reggiseno. Io diciottenne fresco di patente per la maggior parte del giorno ero in giro a far consegne. Alla chiusura si riordinava e via a casa doccia, cena un po’ di tv in bianco e nero.
Mia mamma quasi sempre indossava slip e sottoveste a mezza coscia di pizzo e seta con i fiocchetti sulle spalline, quando si sedeva sul divano vicino a me mi mandava in tilt il cervello e non solo quello.
Un fine settimana andiamo a cena e poi a ballare il liscio, aveva un abitino estivo floreale scampanato che le aderiva come una seconda pelle, che quando ballava metteva in mostra un bel po’ di cosce. Aveva la fila che la invitavano a ballare. A me dava fastidio quando la stringevano troppo non mi era mai successo di provare gelosia nei suoi confronti, e glielo dissi mentre faceva un ballo con me, mi rispose:
– Ma va là che non fanno niente. Mentre si sedeva sulle mie ginocchia visto che le panche erano occupate.
Mentre eravamo sulla via di casa buttavo non l’occhio ma tutti e due sulle sue cosce candide come il latte. Arrivati a casa se ne andò in bagno ha rinfrescarsi, quando usci avevo aperto due birre e mi stavo fumando una sigaretta sulla panca all’aperto. Seduta vicino dopo un sorso mi chiese di farsi due tiri dalla sigaretta e mettendosi la bottiglia fra le gambe disse:
– Finalmente un po di fresco!
Dicendo che aveva un bruciore da sfregamento, ridendo le risposi:
– Ti porto in braccio e ci metto un po’ di saliva.
– A chiacchiere!
Non me lo feci ridire e la presi in braccio fatto il giro della corte, presi le scale e la portai in camera mettendola sul letto le dissi.
– Ti metto la saliva?
Guardandomi mi disse se avevo coraggio di farlo. Fra una battuta e l’altra ero con la faccia fra le sue gambe e dopo della saliva dove era arrossata le facevo un servizio di lingua dal basso in alto, succhiandole le piccole labbra violacee che fuoriuscivano abbondantemente dalle grandi. Che goduria leccare la figa della mamma, con il primo orgasmo mi aveva lavato la faccia di liquidi.
Quando stavo per infilarglielo nella figa socchiusa ha fatto qualche smorfia dicendo no no aprendo di più le gambe per agevolarmi infilato tutto con due movimenti ho spruzzato nel fondo di chi mi aveva generato. Finito io, veniva anche lei stringendomi fra gambe e braccia aggrappata come una rana. Alla fine ci siamo addormentati abbracciati, quella è stata la più bella appagante scopata di tutta la mia vita, anche se l’abbiamo rifatto non era come quella sera.

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