Un Viaggio Con Papà

Un Viaggio Con Papà

 

Salve mi presento, sono Mara ho ventiquattro anni. Sono alta un metro e ottanta, capelli lunghi e neri. Il colore della mia pelle è come quello di chi è sempre abbronzato. Dicono che sono una gran fica e dalle battute che sento dire agli uomini per strada, credo che sia vero. Ora vi racconterò la mia avventura con il mio papà. Devo spendere, un po’ di righe per descriverlo; è alto un metro e novanta, ha cinquanta anni, i capelli grigi e colorito da un uomo del sud. E’ affascinante, è un fico. Quando entra in un locale, è oggetto di desiderio di molte donne. Lui e mamma hanno divorziato, quando io avevo appena dieci anni e sono rimasta con mamma.

–Ero e sono innamorata di lui. Il mio primo orgasmo me l’ha procurato lui.

-La scuola era finita e d’accordo con mamma andai da lui, nella sua villa di campagna. Al mio arrivo era fuori ad attendermi, vedendomi si precipitò verso di me dicendo:

-Che bella la mia amata principessa.

-Papà che bello vederti, quanto tempo, sei cattivo.

-Perdonami piccina, farò penitenza e mi farò perdonare.

-Gli volai tra le braccia come si usa dire.

In villa c’era una donna che veniva la mattina, portava la spesa e rassetta; per mezzogiorno come tutti i giorni andò via e restammo soli. In villa avevamo una piccola piscina nel retro ma erano due giorni che ero arrivata e per il brutto tempo non avevo potuto usarla. Una mattina, mi svegliarono i raggi del sole che entrava dalla finestra. Mi alzai, andai nella camera di papà, entrai senza bussare, restai scioccata, era scoperto e nudo. Per la prima volta vedevo, un cazzo dal vivo, uscii in silenzio. La cosa strana fu che, avevo avuto uno spasma nella mia micina. Non capivo nulla di orgasmi e cose del genere ero una sprovveduta ancora. Mi recai verso la cucina dove la donna di servizio, era indaffarata a preparare cose. Buongiorno signora, posso avere un po’ di latte?

– Certo signorina, oggi è una bella, giornata, si potrà stare al sole.

-Di sicuro lo farò visto che mi piace molto abbronzarmi ed in città non è possibile, troppi occhi a fare i guardoni.

-Qua se uno vuole può anche prendere il sole nudo, nel retro è coperto e nessuno può vedere all’interno.

-Signorina io vado ci vediamo domattina.

La signora andò via ma dopo poco scese anche il babbo.

-Ciao amore, che vuoi fare oggi?

-E’ una bella giornata, possiamo metterci sdraiati a prendere il sole.

-Buona idea tu prepari, devo fare delle telefonate, ti raggiungo tra poco.

Presi gli asciugamani ed andai nel retro, preparai tutto l’accorrente. Fu di parola, pochi minuti e venne. Era in pantaloncini, si sdraiò al mio fianco. Mio Dio pensai, ha un corpo da sballo forse dovuto alla ginnastica che fa sempre. Non ha la classica pancetta, è proprio un bel fico. Iniziai a mettere in pratica il mio piano sperando funzionasse e dissi: Papà è vero che ci sono spiagge dove le persone si abbronzano nudi e se si perché?

-Lo fanno un po’ per distinguersi con i loro atteggiamenti e poi anche perché così facendo l’abbronzatura è uniforme per tutto il corpo.

-Lo facciamo anche noi? tanto che fa siamo soli.

-Metterci nudi? io mi vergogno e poi se tua madre lo viene a sapere sai il casino?

-E di che hai vergogna? se è lecito, di farti vedere nudo da me? Sai in internet quanti ne ho visti! Riguardo a mamma, chi glie lo dice? io no di sicuro, dai sarà il nostro segreto. Notai che vacillava, ero sicura che anche lui desiderava vedermi nuda. Avevo notato che ogni scusa era buona per toccarmi. Con la scusa di farmi solletico sotto le ascelle, mi toccava le tettine.

-Mi hai convinto, inizia a spogliarti prima tu.

-A togliermi i due pazzi, ci volle un secondo. Come una piccola puttanella, mi mostrai nuda ai suoi occhi, spalancati.

-Ma amore sei bellissima sei una cerbiatta.

-Con lo sguardo colmo di desiderio, si tolse il pantaloncino. Aveva il cazzo semi rigido ma anche così non era niente male. Mi distesi, sull’asciugamano, mi stirai come una gatta ai raggi caldi del sole. Notai che aveva chiuso gli occhi ma il suo cazzo cresceva, era evidente che si stava eccitando. Pensai: devo fare qualcosa, desideravo toccare quel cazzo.

-Papà, posso mettermi vicino a te e poggiare la testa sul tuo braccio?

-Sicuro che puoi amore.

Avevo ottenuto quello che volevo. Mi accostai a lui, facendo in modo che i nostri corpi si toccassero. Lui stese il braccio, poggiai la testa, girandomi verso di lui. Con la scusa che mi grattavo, mi strofinavo alla sua coscia senza perdere di vista il basso ventre notai che Il suo cazzo prese vita, si ingrossò tantissimo, la capocchia era tesa e lucida.

-Papà com’è diventato grosso.

-Dimmi perché è così?

-E’ cosi per colpa tua, ti fai vedere nuda, ti strofini, è naturale che lui cresca.

-Posso toccarlo?

-Scusa cosa vuoi toccare, sei fuori di te? Papà, che problemi hai? io lo so che voi uomini vi masturbate. Come so anche che verrà un giorno, che uno come il tuo entrerà dentro alla mia figa.

-Cazzo ma chi ti ha detto tutte queste cose? Papà ma dove vivi? oggi con internet, si vede tutto. Dai desidero toccarlo, posso?

-Tu lo sai vero che se tua madre ne viene a conoscenza, non immagino nemmeno quello che succederebbe? E come fa? io mica sono matta, pensi che adesso vado a casa e con fare ingenuo dico: sai mamma? ho toccato il cazzo a papà. Se pensi che io possa farlo, allora non mi conosci.

-Toccalo, se ci tieni così tanto.

-Lo presi, era caldissimo, lo accarezzai per tutta la sua lunghezza e come avevo visto fare nei video, iniziai andare su e giù con la mano. -Ci sai fare amore mio. Mi piace sai? continua è stupendo.

Non seppi cosa rispondere, io continuai notando che la cappella si era ingrossata, la pelle era di colore rosea e molto tesa. Lui si girò verso di me e mi baciò sulla bocca, passando la punta della lingua tra le mie labbra. Sentii che mi accarezzava il ventre, poi scese sul monte di venere. Restai in attesa, ero sicura che mi avrebbe messo la mano tra le cosce, continuavo con la mano e mi veniva da ridere, vedere la cappella scomparire e comparire, ebbi l’impressione che giocasse a nascondino. Sentii la mano di papà tra le cosce, mi spinse ad aprirle, mi copri la figa. Continuava a giocare con la mia lingua, a un tratto, forzò entrando nella bocca, io non sapevo che fare, non avevo mai baciato un ragazzo. L’istinto mi guidò, ed iniziai a giocare con la sua lingua. Mise un dito tra le labbra della figa e strofinava, mi piaceva, iniziai a provare qualcosa, mai provato prima.

-Amore un attimo, ti piace vero? adesso girati sul fianco.

-Mi girai, sul fianco sorpresa, non ero preparata ad andare oltre, guidò il cazzo lo mettendolo tra le mie cosce.

-Cara, adesso strigile appena un poco, devi dare la possibilità di potersi muovere. Mi abbracciò ed i nostri corpi aderirono. Che bella sensazione, sentire il cazzo caldo tra le cosce che si muoveva. A un tratto, sentì una vampata di calore, e una piacere intenso, venire da dentro alla figa. Papà che bello, stringermi forte. Mi strinse a se come in una morsa, poi si tolse da quella posizione.

-Cara continua come prima.

-Papa e stato bellissimo ma non capisco cosa e successo?

-Hai avuto il tuo primo orgasmo amore. Ripresi il cazzo e ripresi a masturbarlo, non ci volle molto ed anche lui iniziò a schizzare sperma, sembrava una fontanella che zampillava. Appena finì gli dissi: vado in bagno. Mentre andavo guardavo la mia mano imbrattata di sperma, mi venne il desiderio di assaggiarlo, ne raccolsi una goccia con la punta della lingua, devo dire che mi piacque. Dopo quel giorno non ci fu nessun seguito. Papa era sempre molto occupato, sempre in viaggio. Io credo che lui mi evitasse e credo di non sbagliare, credo avesse paura. Io cambiavo, come era normale, stavo diventando donna. Il tempo passò, io tra scuola e master, ero pronta per farmi largo nella vita. Chi meglio di lui poteva, aiutarmi? il mio amato papà. La mia cotta per lui non era passata, lo volevo, parliamoci chiaro, io volevo fottere, essere chiavata da lui, ricordavo sempre quel grande cazzo e sognavo che entrava in me, sognavo anche di fargli un bel pompino con l’ingoio. Una mattina lo chiamai. Ciao papà come stai? io sono pronta per lavorare, tu puoi aiutarmi?

-Ciao mia principessa, vuoi un lavoro? bene ce l’ho, vuoi lavorare per me? nota bene che devi viaggiare.

-Quale ragazza, può essere più fortunata di me? Lavorare con te e viaggiare, quando comincio?

-Domattina vieni nel mio ufficio e porta una valigia ed il passaporto, ci vediamo domattina, puntuale, ciao amore.

-Sarò puntuale, ti amo papà.

Ero euforica, lavorare al suo fianco, in giro per il modo. Pensavo: Caro papà, è giunto il momento che mi svergini, non è giusto che alla mia età non ho ancora scopato e devi pensarci tu.

L’indomani mattina mi presentai, al suo ufficio che era ancora presto.

-Buongiorno signora, papà c’è?

-Tra poco arriva signorina, mi dia i documenti così la registro.

Pochi minuti e papà arrivò, gli volai tra le braccia. Sei cattivo non ti sei fatto vedere per tanto tempo, ma ti amo lo stesso.

-Lo sai amore il mio lavoro mi porta sempre lontano. Il mio amore, non è mai venuto meno.

-Che lavoro, mi dai? mi auguro di starti vicino.

-Sarai la mia segretaria personale e la mia compagna nei ricevimenti, ti presenterò per quella che sei, mia figlia. Adesso uscirai con la signora Flavia, farete compere, lei sa cosa mi piace. Agli ordini, boss. Ci scambiammo un sorriso. La signora mi porto nei negozi della città. Mio Dio quanti soldi spese. Mi diede istruzioni di cosa fare e come comportarmi. Nel pomeriggio l’autista ci portò all’aeroporto con meta Londra. Ragazzi stavo vivendo un sogno.

Raccontarvi le riunioni, non interessa a nessuno.

Un pomeriggio, dopo una riunione.

-Cara, questa sera ci prendiamo, una serata libera.

-Dove mi porti mio boss, o capo?

-Sei sempre la solita, sempre con la voglia di scherzare. Andiamo a cena, dopo se ti va a ballare, sempre si ti va di ballare con un vecchio, io non li capisco i vostri balli moderni.

-Pur di stare tra le due braccia, ballo anche il ballo dei watussi.

Mi portò in ristorante molto in, io ero elegantissima, mi sentivo una principessa al suo braccio. Guardavo l’invidia delle donne e la gelosia degli uomini. Dopo cena si cambio sala, quella da ballo era comunicante con il ristorante. Lui mi teneva per mano, mi guido ad un tavolo, un cameriere servì lo spumante. Papà si alzò, prese la mia mano, guidandomi al centro della pista da ballo. Mise le mani nei miei fianchi e mi attirò a se. Gli misi le mani dietro al collo, mi strinsi forte a lui spingendo il ventre contro il suo. Ballavamo guancia a guancia, il suo dopo barba era di un aroma piacevolissimo ma forse mi sarebbe piaciuto a prescindere. Sentivo il cazzo che si ingrossava, sino a diventare duro, pressava contro la mia figa, mossi il ventre per fargli capire, che mi piaceva.

-Mi fai impazzire lo sai amore?

-E tu fai impazzire me, ti penso sempre, sia come papà che come uomo. Per dimostrargli che lo volevo, misi la mano tra noi e gli strinsi il cazzo.

-Amore ti prego non qui.

-Torniamo in albergo, ti voglio.

-Camminammo mano nella mano senza dire una parola. Entrati in camera, lui iniziò a spogliarmi ed io a lui. Eravamo frenetici, finalmente dopo tanti anni, eravamo di nuovi nudi. Mi prese per mano, mi fece distendere sul letto.

-Sei bellissima amore, ti desidero, ti amo. Mi scuserai, se mi sono fatto vedere poco, è che avevo paura e non avrei voluto arrivare a questo.

-L’ho capito papà, io sono anni che aspetto questo momento.

Si distese, mi prese tra le braccia, cercò la mia bocca, mi diede la lingua ed ebbe inizio il gioco delle lingue che si cercavano, assaporavamo i nostri sapori reciproci con gusto, sentivamo il nettare della nostra saliva. Sentivo il cazzo, contro la coscia. Pensai: quanto ho sognato questo momento. Sentivo le sue mani che mi accarezzavano, esploravano il mio vergine corpo. Sentivo il cazzo bollente, stesi la mano, lo presi sentendolo finalmente mio. Lasciò la bocca ed iniziò a scendere alla gola, poi piano piano arrivò sino al monte di venere. Lui si girò, ed assumemmo la posizione del sessantanove. Mi trovai il cazzo a pochi centimetri dalla mia avida bocca. Non avevo mai fatto un pompino, con il ragazzo che frequentavo, oltre a baci e qualche sega non avevamo fatto. Il mio corpo doveva appartenere solo a lui, il mio amore, mio padre. Lui mi aveva fatto, aprire le cosce, si era messo con la testa nel mezzo. Diedi una lunga leccata alla capocchia, sentivo la sua lingua che mi esplorava la figa. Lui mise una mano sulla mia testa, mi spinse verso il cazzo. Non mi serviva la forzatura, avevo atteso molto tempo, questo momento. Lo presi tra le labbra, con la lingua lo inumidii sino a renderlo scivoloso era una sensazione che mi stava portando nell’oblio, mi sentivo in paradiso. Mi feci scivolare il cazzo in bocca, per quanto riuscii a fare, mi piaceva sentirlo scivolare sotto al palato. Lui si muoveva come per chiavarmi in bocca mentre io sentivo la sua lingua esplorare la mia figa. Ad un tratto, si tolse dalla posizione del sessantanove e si girò.

-Si distese su di me e mi disse:

-Amore lo vuoi veramente? siamo ancora in tempo.

-Papà sì che lo voglio, sono anni che aspetto questo momento. Ti prego sii gentile, sono ancora vergine.

-Come, ancora vergine e lo vuoi fare con me?

-Si papà, è da quel giorno in giardino che aspetto. Non l’ho mai voluto fare con nessuno; è un regalo che voglio farti, prendimi amore.

-Che dirti ragazza mia? Tu sei la mia principessa.

Non risposi, lo baciai sulla bocca. Lui si sollevo, prese il cazzo e lo guidò, diede una leggera spinta ed il cazzo si fece strada, sentii un leggero dolore. Lui si fermò qualche istante e poi riprese ad entrare fino a quando i nostri pube si toccarono, era entrato del tutto dentro di me.

-Papà, che bello, finalmente sei dentro di me.

-Piccola mia, mi hai fatto un dono che pochi uomini, ricevano nella loro vita.

-Chiavami adesso, non parlare più.  Iniziò a muoversi prima dolcemente e lentamente poi iniziò a scoparmi, dava dei colpi di reni forti e decisi. Mi ero avvinghiata a lui mettendo i piedi sulle sue cosce. Continuava a dirmi che mi amava. Non so quanti orgasmi, ebbi. Ad un tratto lui si bloccò e mi schizzò dentro poi restò disteso su di me. Era pesante, glie lo dissi e lui si fece di lato. Fu l’inizio di una passione travolgente che mi spinse a donarmi completamente a lui in tutti i modi e con tutti i buchi. L’unica cosa è che non avevamo preso nessuna precauzione ed io restai incinta; eravamo negli Stati Uniti; Insieme decidemmo di farmi abortire ma lui non mi lasciò sola neppure per un istante.

Da quel giorno stiamo sempre insieme, quando siamo a casa viviamo insieme ma solo di notte siamo una coppia mentre quando siamo in viaggio sono la sua compagna, la sua amante, la sua donna; da allora abbiamo iniziato a prendere precauzioni, la pillola o il preservativo.

Sono felicissima come non potrei esserlo di più

Questa è la mia storia.

 

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